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Il Salice, Il Grano, La Rosa

“Ci sarà in qualche azzurra contrada del cielo un albero di parole per dire il silenzio”.

Il Premio Campiello 2020, Remo Rapino, accompagnato dalla musica di Stefano Barbati, narra il viaggio della vita che non ha un tempo definito, ma può iniziare e finire, all’improvviso. Come un soffio di vento.

Il Salice, Il Grano, La Rosa non è solo un racconto, ma anche un’occasione sociale: collaboriamo infatti con la Onlus “Made In Carcere” che produce a mano per noi bellissime custodie, il cui ricavato viene interamente devoluto per supportare una missione importante.

 

Misure:12,5×19,5
Pagine: 52
Include: Playlist Audio On line
ISBN: 9788855070447
Lingua: Italiano

SPEDIZIONE GRATUTA

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“Ho cercato di raccogliere il tempo. Lo stesso gesto che si compie per prendere acqua e tenerla tra le mani. L’acqua scivola via, si perde, ma qualcosa sempre rimane tra le dita, gocce. Questi fragili racconti sono gocce, non altro, delicatezze di ritorno da giorni lontani, da altri mari. Scrivere di bambini non come fossero adulti in miniatura, bensì persone già, in qualche modo, compiute, con i loro pensieri sul mondo, le loro gioie, le tristezze, con i sogni ad occhi aperti, i voli della mente, le cadute, i sorrisi, le lacrime, e tutto. Al di là o al di qua, degli inevitabili e naturali percorsi di psicologia evolutiva. Percorsi che, a ben pensarci, possono durare per tutta la vita. Nascono così queste storie di piccole amicizie. Certo, l’immaginario, che poi ricopre le forme sfumate e innumerabili della memoria, la fa da padrone, ma sempre con lo sguardo rivolto alle esistenze concrete, alle esperienze reali. Insomma i bambini esistono, torniamo a guardarli da lontano, da un presente che, irrimediabilmente ci sfugge, come la logica dell’essere nel mondo pretende. Ne raccontiamo i gesti, torniamo ad ascoltarli, cercando di individuare, forse, un senso che dia senso alle nostre precarietà. Senza mai dimenticare di essere stati, un giorno, anche noi bambini. Le storie qui narrate sono solo messaggi di ritorno da codificare. Per tornare ad appartenersi, per riconquistarsi nel tempo che passa e che, passando, ci scioglie e sempre qualcosa ci toglie. Qualcosa rimane sull’acqua e, lentamente, si allontana dalla riva come una barchetta di carta, pur fragile ma che porta lontano, una volta posata sull’acqua da mani tremanti. I bambini sorridono e, con la stessa facilità, inclinano al pianto, per questo, allo stesso modo, divertono e commuovono. Per questo sono come noi e noi come loro. Spero, senza presunzione alcuna, che queste storie di piccole eppure grandi amicizie, riescano a divertire e commuovere allo stesso tempo. Queste storie, scritte un po’ per gioco e un po’ per meglio vivere il gioco del vivere”.

Remo Rapino

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